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Lavoro

Il Procedimento Disciplinare nel Rapporto di Lavoro

Dover affrontare un procedimento disciplinare è un’esperienza stressante che può colpire improvvisamente la propria stabilità professionale ed economica. Quando si parla dell’Articolo 7 della Legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori) o dell’Articolo 55 del D.Lgs. 165/2001, ci riferiamo ai binari fondamentali su cui si muove il potere sanzionatorio del datore di lavoro. In questo articolo esploreremo cos’è esattamente questo “procedimento disciplinare”, quali sono i limiti invalicabili imposti dalla legge e dai contratti collettivi e, soprattutto, come e quando è possibile per il lavoratore esercitare il proprio diritto di difesa e presentare ricorso. Cos’è il procedimento disciplinare e quali sono le basi normative? Il potere disciplinare del datore di lavoro trova il suo fondamento principale nell’art. 2106 del Codice Civile, che stabilisce il principio generale secondo cui l’inosservanza delle disposizioni contrattuali da parte del lavoratore può comportare l’applicazione di sanzioni disciplinari proporzionate alla gravità dell’infrazione. Questo potere è ulteriormente disciplinato dall’art. 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori), che costituisce la norma cardine in materia di sanzioni disciplinari nel settore privato. Per il pubblico impiego, la disciplina è contenuta nell’art. 55 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dal Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. Queste disposizioni costituiscono norme imperative che si applicano ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, ferma restando la disciplina in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile. L’obbligo di pubblicità: il Codice Disciplinare deve essere affisso? Uno degli aspetti fondamentali del sistema disciplinare è rappresentato dall’obbligo di pubblicità del codice disciplinare. Secondo quanto stabilito dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori, le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Questo principio risponde all’esigenza di garantire la conoscibilità preventiva delle regole e delle conseguenze della loro violazione. Nel settore pubblico, l’art. 55 del D.Lgs. n. 165/2001 prevede espressamente che la pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare, recante l’indicazione delle infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro.  Il codice disciplinare deve applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro che definiscono la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni, specificando, nel dettaglio, i comportamenti sanzionabili e le corrispondenti misure disciplinari. La contestazione dell’addebito: requisiti di validità Il procedimento disciplinare si apre necessariamente con la contestazione dell’addebito. L’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori stabilisce un principio fondamentale: il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa. Questo principio è stato esteso anche ai licenziamenti disciplinari dalla giurisprudenza costituzionale. Specificità, tempestività e forma scritta La contestazione deve essere effettuata per iscritto e deve contenere una descrizione specifica e dettagliata dei fatti addebitati al lavoratore. La specificità della contestazione è essenziale per consentire al lavoratore di esercitare efficacemente il proprio diritto di difesa, deve essere in grado di comprendere esattamente: quale comportamento gli viene contestato; quando e dove si è verificato; quali norme o obblighi contrattuali avrebbe violato. La contestazione deve essere tempestiva, ovvero deve avvenire entro un termine ragionevole dalla conoscenza dell’infrazione da parte del datore di lavoro. Un ritardo eccessivo nella contestazione può essere interpretato come rinuncia all’esercizio del potere disciplinare o come acquiescenza al comportamento del lavoratore. Gli Obblighi del Datore di Lavoro Il datore di lavoro, nell’esercizio del potere disciplinare, deve rispettare una serie di obblighi fondamentali per garantire la legittimità del procedimento: In primo luogo, deve assicurare la pubblicità del codice disciplinare, affiggendolo in luogo accessibile a tutti i lavoratori o, nel caso del pubblico impiego, pubblicandolo sul sito istituzionale dell’amministrazione; In secondo luogo, deve inoltre garantire che la contestazione dell’addebito sia effettuata per iscritto, sia specifica e dettagliata, e avvenga in tempi ragionevoli dalla conoscenza dell’infrazione; Deve rispettare il diritto di difesa del lavoratore, concedendogli il termine minimo di cinque giorni per presentare le proprie giustificazioni e ascoltandolo personalmente se richiesto; Nell’irrogare la sanzione, il datore di lavoro deve osservare il principio di proporzionalità, scegliendo una sanzione adeguata alla gravità dell’infrazione commessa e motivando adeguatamente la propria decisione; Deve, inoltre, attenersi ai limiti previsti dalla legge e dai contratti collettivi in materia di multa e sospensione. Il datore di lavoro deve, infine, essere consapevole che il mancato rispetto di queste procedure può comportare l’illegittimità della sanzione irrogata e la sua conseguente annullabilità in sede giudiziale, con possibili conseguenze economiche in termini di risarcimento del danno al lavoratore. Come esercitare il diritto di difesa (Il termine dei 5 giorni) Dopo aver ricevuto la contestazione scritta dell’addebito, il lavoratore ha il diritto fondamentale di difendersi. L’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori prevede espressamente che il lavoratore possa farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato, questo diritto di assistenza sindacale costituisce una garanzia importante per il lavoratore, che può avvalersi del supporto di persone esperte nella gestione delle controversie disciplinari. La norma stabilisce inoltre che i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa. L’arco del termine dei cinque giorni rappresenta il periodo minimo che deve essere concesso al lavoratore per preparare le proprie difese, raccogliere eventuali prove a proprio favore e, se lo desidera, consultarsi con un rappresentante sindacale o un legale. Il lavoratore ha il diritto di difendersi, presentando giustificazioni scritte o orali e facendosi assistere da un rappresentante sindacale o da un legale. Questo diritto deve essere effettivamente garantito dal datore di lavoro, che deve concedere al lavoratore il tempo necessario per preparare le proprie difese. Il lavoratore ha il diritto alla proporzionalità della sanzione: la sanzione irrogata deve essere adeguata alla gravità dell’infrazione commessa e non può essere sproporzionata rispetto al comportamento contestato. Ha, inoltre, il diritto di impugnare la sanzione se la ritiene illegittima o

Assumere giovani “under 36”: quanto si risparmia con il cumulo dei bonus contributivi

La Legge di bilancio 2021 incentiva l’occupazione stabile di giovani, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Lo sgravio contributivo previsto dal legislatore spetta ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato giovani “under 36” (o in caso di stabilizzazione di contratti a termine), è totale, se il rapporto viene instaurato nel 2021 o nel 2022 e ha una durata massima più elevata, se la sede di lavoro è ubicata al Sud. Il beneficio, inoltre, è fruibile anche in cumulo con la decontribuzione Sud. Ma quali sono le concrete possibilità di risparmio per i datori di lavoro?

Apprendistato di 1° livello super scontato

Sgravio triennale alle piccole aziende che assumono apprendisti di primo livello. I datori di lavoro che occupano fino a 9 dipendenti, infatti, non dovranno versare alcun contributo per i primi tre anni e pagheranno con l’aliquota del 10% per gli anni successivi a terzo. A stabilirlo è un emendamento al ddl bilancio 2022 su cui è stata trovata l’intesa.

Controllare il pc? ll datore può

Per la Suprema corte il Jobs act fa da spartiacque. Non è necessario l’accordo coi sindacati. È lecito tracciare la navigazione durante l’orario di lavoro

Mondo del lavoro: zona a traffico limitato

Si è spesso abituati a pensare che il diploma sancisca l’ingresso nell’età adulta, ponendo così il giovane, dopo il superamento dei temutissimi esami di maturità, di fronte a scelte decisive per la propria vita come andare a vivere fuori o iniziare l’università o ancora scegliere di approcciarsi direttamente al mondo del lavoro. In realtà il giovane si trova dinanzi alle medesime scelte nell’esatto momento in cui indossa la tanto attesa corona d’alloro.  Dopo aver completato gli studi universitari, anche con splenditi voti, in alcuni casi lo studente non è ancora pronto per poter prendere consapevolmente scelte tanto importanti. Questa incapacità è in parte dovuta al sistema universitario italiano che presenta ben pochi contatti con il mondo del lavoro limitandosi, molte volte, a fornire una preparazione strettamente teorica lontana dalle esigenze e dai problemi della quotidianità che ci si trova ad affrontare fuori dalle aule d’esame.   È bene fare una distinzione tra l’accesso nel mondo del lavoro offerto dalle scuole secondarie e quello offerto dagli atenei universitari. Gli istituti superiori e i licei nell’ultimo anno aprono le porte dello studente su varie prospettive, attraverso open day o accessi diretti al mondo del lavoro, dando così una visione, seppur parziale, della realtà fuori dal bozzolo scolastico. L’attività di confronto tra giovani di varie età permette di dare un’idea circa il percorso da intraprendere e le scuole molto spesso tendono ad incentivare questa tendenza che invece sembra essere del tutto dimenticata negli atenei.  Negli ultimi anni le riforme dell’istruzione hanno cercato di far fronte alle esigenze di connubio tra competenze teoriche apprese in aula e le relative applicazioni pratiche, introducendo l’alternanza scuola lavoro: un monte ore presso degli istituti convenzionati durante le quali lo studente svolge delle attività attinenti al percorso di studi scelto potendo così svolgere un’esperienza lavorativa anticipata che gli permetta di toccare con mano una determinata professione. Di converso dà la possibilità all’azienda ospitante di avere maggior personale a disposizione e al contempo poter fare una preventiva selezione su possibili nuovi dipendenti. Le aziende, infatti, saranno più inclini ad assumere giovani che hanno già fatto un’esperienza presso le loro strutture.  Questa soluzione potrebbe andare bene per quegli istituti tecnici e professionali ma non per i licei i cui studenti necessitano la prosecuzione degli studi presso un ateneo prima di poter approcciarsi con il mondo del lavoro. In questi ultimi casi, per facilitare il passaggio degli studenti allo step successivo, i licei solitamente organizzano vari colloqui con rappresentati delle varie università, o sono quest’ultime ad aprire i loro atenei ai giovanissimi.  La scelta dello studente non deve limitarsi ad un piano di studi più o meno facilitato ma deve essere ponderata e proiettata al futuro, onde evitare possibili e frequenti cambi di rotta. Per questo motivo chi vuole continuare gli studi presso l’università deve prendere in considerazione la possibilità che dà l’ateneo di frequentare un tirocinio infracurriculare, un po’ per la materia in sé e un po’ per la politica universitaria adottata, o meno. Lo studio di alcune discipline prevede, a livello statale, la suddivisione del corso di studi in due parti: una esclusivamente dedicata allo svolgimento del tirocinio, prevalentemente in strutture pubbliche, e una dedicata alla formazione teorica.  Si tratta in larga maggioranza di corsi di studi scientifici quali infermieristica, medicina, fisioterapia, discipline per le quali è richiesta una certa manualità oltre che preparazione concettuale. Per le materie umanistiche o matematiche, invece, la pratica è prevista tante volte alla fine del corso di studi in altri casi è del tutto assente. Un neolaureato in discipline umanistiche vedrà inevitabilmente allontanarsi il proprio orizzonte lavorativo poiché gli saranno richieste tirocini, abilitazioni e stage che ritarderanno notevolmente, non negativamente, il suo accesso nel mondo del lavoro rispetto ai giovani medici e infermieri che in pochi anni si vedranno con uno stipendio assicurato. L’assenza di pratica durante il periodo di studi non aiuta certo lo studente ad entrare nel mondo del lavoro, soprattutto in un periodo storico dove non basta più la semplice laurea per poter differenziarsi dagli altri giovani. La società moderna richiede sempre più l’eccellenza, ma nemmeno questa basta. Le grandi aziende, i grandi studi legali o associati non cercano solo giovani che si sono laureati con 110 cum laude, ma preferiscono studenti con ottimi risultati accademici, con competenze che vanno ben oltre gli studi svolti e con esperienza alle spalle. D’altronde le aziende o le imprese che assumono nuovo personale cercano sempre di spendere meno risorse, economiche e temporali, per la sua formazione. Preferiscono infatti portare avanti ed investire in studenti che già hanno un background abbastanza ampio che non li renda ancora dei professionisti a tutti gli effetti ma che non li renda neanche dei lavoratori alle prime armi, in modo tale da avere nel loro entourage dei veri fuoriclasse che gli permetta di distinguersi nel mercato. Lo studente molto spesso è lasciato solo nella giungla della scelta delle skills da assumere per vedersi garantito un futuro prospero ed emergere tra tutte le eccellenze; la globalizzazione ha ormai condotto la società a richiedere la conoscenza delle lingue straniere o esperienze all’estero anche aldilà del percorso di studi intrapreso ma per lo svolgimento di qualsiasi professione. I percorsi universitari offrono poco o nulla sulla preparazione linguistica, eccetto la possibilità di svolgere attività erasmus che permettono allo studente di avere contatto non solo con una lingua diversa ma anche con un modo nuovo di apprendere.  Purtroppo, ad una maggiore esigenza di competenza pratica da parte delle strutture lavorative non corrisponde una risposta adeguata da parte degli atenei che sembrano assumere posizioni ondivaghe a seconda della privatizzazione o meno delle proprie strutture. Molti atenei privati godono infatti di un’ottima reputazione grazie al facile accesso al mondo del lavoro dei propri studenti che si offre come una garanzia di fronte al pagamento di rette particolarmente ingenti. Tali università organizzano infatti giornate di incontri tra studenti e personale aziendale incaricato del reclutamento al fine di delineare un profilo del giovane sulle possibili attività realizzabili post-laurea assicurando un contatto diretto con l’azienda prima ancora dell’invio

Ko i controlli a tappeto sui pc dei dipendenti

Stop ai controlli «a tappeto» da parte dell’azienda sul computer dei lavoratori. Le verifiche, infatti, possono essere consentite per motivi disciplinari solo se riguardano dati successivi all’ insorgere del sospetto. È esclusa, invece, l’acquisizione di ogni tipologia di documento precedente e in violazione della normativa sulla privacy. Sono queste le conclusioni raggiunte dalla sezione lavoro della Cassazione nella sentenza 25732/21 del 22 settembre che ha accolto il ricorso di una lavoratrice.

Durc di congruità sulla manodopera

Durc di congruità sulla manodopera per i cantieri di opere pubbliche e per quelli privati oltre 70.000 di importo dei lavori a partire dal 1° novembre 2021. E’ quanto prevede il decreto del ministro Orlando sulla verifica dell’incidenza minima della manodopera impiegata nei cantieri relativi ad opere pubbliche e private (c.d. Durc di congruità).

Da novembre c’ è il Durc di congruità Controlli sul peso della manodopera

Pubblicato il decreto che attiva il meccanismo di verifica sui cantieri Chi non rispetta gli indici fissati dalle parti sociali è a rischio irregolarità. Per le ristrutturazioni di edifici civili, la percentuale minima di incidenza della manodopera sul valore totale del cantiere dovrà essere del 22 per cento.

Sempre sanzionabile lo stipendio non tracciato

È sempre sanzionabile il datore di lavoro che non è in grado di comprovare l’avvenuto pagamento della retribuzione con strumenti tracciabili, anche in presenza di busta paga sottoscritta o di apposita dichiarazione rilasciata dal lavoratore

Chiarimenti sul regime speciale per i lavoratori impatriati

L’Agenzia delle entrate chiarisce l’ambito di applicazione del regime speciale per lavoratori impatriati, in caso di rientro a seguito di distacco all’estero; tale regime può essere applicato a condizione che la nuova attività lavorativa in Italia non si ponga in continuità con la precedente posizione lavorativa presso il datore di lavoro e sempre sussistendo tutti gli altri requisiti stabiliti dalla norma

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