studioramuglia@gmail.com 090 336216

Consulenza del Lavoro

Il Procedimento Disciplinare nel Rapporto di Lavoro

Dover affrontare un procedimento disciplinare è un’esperienza stressante che può colpire improvvisamente la propria stabilità professionale ed economica. Quando si parla dell’Articolo 7 della Legge 300/70 (Statuto dei Lavoratori) o dell’Articolo 55 del D.Lgs. 165/2001, ci riferiamo ai binari fondamentali su cui si muove il potere sanzionatorio del datore di lavoro. In questo articolo esploreremo cos’è esattamente questo “procedimento disciplinare”, quali sono i limiti invalicabili imposti dalla legge e dai contratti collettivi e, soprattutto, come e quando è possibile per il lavoratore esercitare il proprio diritto di difesa e presentare ricorso. Cos’è il procedimento disciplinare e quali sono le basi normative? Il potere disciplinare del datore di lavoro trova il suo fondamento principale nell’art. 2106 del Codice Civile, che stabilisce il principio generale secondo cui l’inosservanza delle disposizioni contrattuali da parte del lavoratore può comportare l’applicazione di sanzioni disciplinari proporzionate alla gravità dell’infrazione. Questo potere è ulteriormente disciplinato dall’art. 7 della Legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori), che costituisce la norma cardine in materia di sanzioni disciplinari nel settore privato. Per il pubblico impiego, la disciplina è contenuta nell’art. 55 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dal Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. Queste disposizioni costituiscono norme imperative che si applicano ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, ferma restando la disciplina in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile. L’obbligo di pubblicità: il Codice Disciplinare deve essere affisso? Uno degli aspetti fondamentali del sistema disciplinare è rappresentato dall’obbligo di pubblicità del codice disciplinare. Secondo quanto stabilito dall’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori, le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Questo principio risponde all’esigenza di garantire la conoscibilità preventiva delle regole e delle conseguenze della loro violazione. Nel settore pubblico, l’art. 55 del D.Lgs. n. 165/2001 prevede espressamente che la pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare, recante l’indicazione delle infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro.  Il codice disciplinare deve applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro che definiscono la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni, specificando, nel dettaglio, i comportamenti sanzionabili e le corrispondenti misure disciplinari. La contestazione dell’addebito: requisiti di validità Il procedimento disciplinare si apre necessariamente con la contestazione dell’addebito. L’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori stabilisce un principio fondamentale: il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa. Questo principio è stato esteso anche ai licenziamenti disciplinari dalla giurisprudenza costituzionale. Specificità, tempestività e forma scritta La contestazione deve essere effettuata per iscritto e deve contenere una descrizione specifica e dettagliata dei fatti addebitati al lavoratore. La specificità della contestazione è essenziale per consentire al lavoratore di esercitare efficacemente il proprio diritto di difesa, deve essere in grado di comprendere esattamente: quale comportamento gli viene contestato; quando e dove si è verificato; quali norme o obblighi contrattuali avrebbe violato. La contestazione deve essere tempestiva, ovvero deve avvenire entro un termine ragionevole dalla conoscenza dell’infrazione da parte del datore di lavoro. Un ritardo eccessivo nella contestazione può essere interpretato come rinuncia all’esercizio del potere disciplinare o come acquiescenza al comportamento del lavoratore. Gli Obblighi del Datore di Lavoro Il datore di lavoro, nell’esercizio del potere disciplinare, deve rispettare una serie di obblighi fondamentali per garantire la legittimità del procedimento: In primo luogo, deve assicurare la pubblicità del codice disciplinare, affiggendolo in luogo accessibile a tutti i lavoratori o, nel caso del pubblico impiego, pubblicandolo sul sito istituzionale dell’amministrazione; In secondo luogo, deve inoltre garantire che la contestazione dell’addebito sia effettuata per iscritto, sia specifica e dettagliata, e avvenga in tempi ragionevoli dalla conoscenza dell’infrazione; Deve rispettare il diritto di difesa del lavoratore, concedendogli il termine minimo di cinque giorni per presentare le proprie giustificazioni e ascoltandolo personalmente se richiesto; Nell’irrogare la sanzione, il datore di lavoro deve osservare il principio di proporzionalità, scegliendo una sanzione adeguata alla gravità dell’infrazione commessa e motivando adeguatamente la propria decisione; Deve, inoltre, attenersi ai limiti previsti dalla legge e dai contratti collettivi in materia di multa e sospensione. Il datore di lavoro deve, infine, essere consapevole che il mancato rispetto di queste procedure può comportare l’illegittimità della sanzione irrogata e la sua conseguente annullabilità in sede giudiziale, con possibili conseguenze economiche in termini di risarcimento del danno al lavoratore. Come esercitare il diritto di difesa (Il termine dei 5 giorni) Dopo aver ricevuto la contestazione scritta dell’addebito, il lavoratore ha il diritto fondamentale di difendersi. L’art. 7 dello Statuto dei Lavoratori prevede espressamente che il lavoratore possa farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato, questo diritto di assistenza sindacale costituisce una garanzia importante per il lavoratore, che può avvalersi del supporto di persone esperte nella gestione delle controversie disciplinari. La norma stabilisce inoltre che i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa. L’arco del termine dei cinque giorni rappresenta il periodo minimo che deve essere concesso al lavoratore per preparare le proprie difese, raccogliere eventuali prove a proprio favore e, se lo desidera, consultarsi con un rappresentante sindacale o un legale. Il lavoratore ha il diritto di difendersi, presentando giustificazioni scritte o orali e facendosi assistere da un rappresentante sindacale o da un legale. Questo diritto deve essere effettivamente garantito dal datore di lavoro, che deve concedere al lavoratore il tempo necessario per preparare le proprie difese. Il lavoratore ha il diritto alla proporzionalità della sanzione: la sanzione irrogata deve essere adeguata alla gravità dell’infrazione commessa e non può essere sproporzionata rispetto al comportamento contestato. Ha, inoltre, il diritto di impugnare la sanzione se la ritiene illegittima o

Fondo impresa femminile

200 milioni di euro per l’imprenditoria femminile. Da maggio sarà possibile presentare le domande online per richiedere gli incentivi per  avviare nuove attività o rafforzare attività esistenti per realizzare progetti innovativi nei settori dell’industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, servizi, commercio e turismo. Sono disponibili incentivi a fondo perduto e/o con finanziamenti a tasso zero.  Chi può beneficiarne? Il Fondo sostiene le imprese femminili di qualsiasi dimensione, già costituite o di nuova costituzione, con sede in tutte le regioni italiane. Anche le persone fisiche possono presentare domanda di finanziamento, con l’impegno di costituire una nuova impresa dopo l’eventuale ammissione alle agevolazioni. La misura si rivolge a quattro tipologie di imprese femminili: cooperative o società di persone con almeno il 60% di donne socie società di capitale con quote e componenti degli organi di amministrazione per almeno i due terzi di donne imprese individuali con titolare donna lavoratrici autonome con partita IVA Agevolazione Sono previste due linee di intervento: Nuove attività – avviate da meno di 12 mesi Linea A: “Incentivi per la nascita e lo sviluppo delle imprese femminili”, dedicata alle imprese/lavoratrici autonome  costituite da meno di 12 mesi. Progetti sino a € 100.000 80% fondo perduto (max € 50.000) 90% fondo perduto per donne disoccupate (max € 50.000) Progetti da € 100.000 a € 250.000 50% fondo perduto Attività esistenti da più di 12 mesi Linea B: “Incentivi per lo sviluppo e il consolidamento delle imprese femminili“, dedicata alle imprese /lavoratrici autonome costituite da oltre 12 mesi. Progetti max € 400.000 40% fondo perduto 40% finanziamento a tasso zero   In entrambi i casi, non è richiesto un valore minimo del progetto d’investimento, che dovrà essere realizzato in 24 mesi.  Spese ammissibili Le voci di spesa ammesse sono: immobilizzazioni materiali (nuovi impianti, macchinari e attrezzature, opere edili)); immobilizzazioni immateriali (software, servizi cloud); personale dipendente assunto a tempo indeterminato o determinato; esigenze di capitale circolante (materie prime, oneri di locazione, ecc.) opere edili Non sono ammissibili alle agevolazioni le spese: relative a macchinari, impianti e attrezzature usati ovvero a investimenti di mera sostituzione degli stessi; relative a imposte e tasse, inclusa l’IVA e ad oneri previdenziali e assistenziali, nonché ai titoli di spesa di importo imponibile inferiore a 500,00 euro; relative all’acquisto di automezzi, ad eccezione di quelli strettamente necessarie al processo produttivo dell’impresa, nonché, in relazione al mero trasporto dei prodotti aziendali, quelli attrezzati per la conservazione condizionata dei prodotti; effettuate, in tutto o in parte, mediante il cosiddetto “contratto chiavi in mano”. Quando presentare la domanda Lo sportello verrà aperto in due fasi successive: per le nuove imprese, o costituite da meno di 12 mesi, la presentazione della domanda sarà possibile dal 19 maggio 2022 per le imprese avviate, costituite da oltre 12 mesi, la presentazione sarà possibile dal 7 giugno 2022 RICHIEDI UNA CONSULENZA [everest_form id=”5140″]

Nuova Irpef

Articolo di Carmelo Ramuglia La legge di bilancio 2022 porta con sé la tanto attesa riforma dell’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche). Questa modifica è stata varata per raggiungere una serie di obiettivi ma sempre nel rispetto del principio di progressività presente nell’Irpef.

Senza contratto con il GSE nessuna detrazione 110 sull’impianto fotovoltaico

L’articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (c.d. “decreto Rilancio”), convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e da ultimo modificato dall’articolo 1, comma 28 della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di Bilancio 2022) prevede una detrazione, nella misura del 110 per cento, delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 a fronte di specifici interventi antisismici e di riqualificazione energetica

Rimozione delle barriere architettoniche e nuova detrazione

La legge di Bilancio 2022 ha previsto una nuova detrazione finalizzata alla rimozione delle barriere architettoniche. La disposizione è autonoma sia rispetto alla disciplina del Superbonus, ma anche del Sismabonus.

Bonus edilizi: pioggia di chiarimenti

Si è aperta la stagione dei chiarimenti dell’Amministrazione Finanziaria. Il Superbonus e la cessione del credito rappresentano la portata principale, come ampiamente previsto. Fra una risposta all’interpello e l’altra, l’Agenzia delle Entrate emana ulteriori indicazioni operative sulle questioni di principale interesse.

Esonero contributivo assunzioni “under 36”: modalità operative

L’INPS fornisce le indicazioni operative per la fruizione dell’esonero previsto dalla Legge di bilancio 2021, spettante a chi assume a tempo indeterminato o stabilizza soggetti che, alla data della prima assunzione incentivata, non abbiano compiuto il trentaseiesimo anno di età.

Assumere giovani “under 36”: quanto si risparmia con il cumulo dei bonus contributivi

La Legge di bilancio 2021 incentiva l’occupazione stabile di giovani, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Lo sgravio contributivo previsto dal legislatore spetta ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato giovani “under 36” (o in caso di stabilizzazione di contratti a termine), è totale, se il rapporto viene instaurato nel 2021 o nel 2022 e ha una durata massima più elevata, se la sede di lavoro è ubicata al Sud. Il beneficio, inoltre, è fruibile anche in cumulo con la decontribuzione Sud. Ma quali sono le concrete possibilità di risparmio per i datori di lavoro?

Crediti d’imposta per gli investimenti in beni strumentali

La legge n. 234/2021 (legge di Bilancio 2022) ha sostanzialmente prorogato e rimodulato la disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi. La citata Manovra, infatti, dispone la proroga al 2025 del credito d’imposta relativo ai beni materiali e immateriali 4.0. Rimangono esclusi dalla citata proroga gli investimenti in beni strumentali “ordinari”, per i quali resta in vigore l’attuale disciplina prevista fino al 2022.

Torna su